Una flotta introversa

Una flotta introversa

Questa mattina, mentre svolgevo un lavoro di traduzione, sentivo cadere i petali delle peonie, a una a una, lentamente, con un suono morbido, al rallentatore. Era una carezza per le orecchie e anche per gli occhi: il suono si è reso visibile, bianco, fatto di vento, come una stella o un velo che cade rivelando l’essenza, la verità, la morte. In un cielo silenzioso i petali-velieri scendono lenti, come in un gioco di neve. I petali sanno morire accarezzando l’aria nuda. Rispetto i loro tempi. Sembrano barche senza vela, senza destinazione. Sono un amen, un lascia che sia, sono un arrendersi, invisibili e visibili al contempo, decisi nel loro ultimo girovagare. Sono un vento assopito. Sono piume. Sono belli. Luce libera. Sono fiori illimitati. Una flotta introversa. Un addio. C’è tenerezza in quei petali. Li lascerò distesi sul pavimento per un po’, affinché possano prendersi tutto il tempo per piegarsi su sé stessi.

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